I protomartiri dell'ordine francescano

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14 marzo 2026

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Marocco, 16 gennaio 1220, quartiere Guéliz di Marrakech. Quello che si sta svolgendo è un evento piuttosto particolare: il sultano stesso, infatti, decapita sei frati francescani. Questi ultimi erano stati arrestati a Siviglia, allora sotto occupazione saracena e trasportati in Marocco per essere giudicati. Erano accusati di aver predicato in nome di Cristo e, colmo della sfrontatezza, di aver esortato il sultano stesso, comandante dei credenti, a convertirsi.

Oggi, su quel luogo, sorge una graziosa chiesa cattolica, l'unica nella regione, costruita nel 1928. Questa chiesetta ha potuto vedere la luce grazie all’interessamento delle autorità francesi e ad una colletta che ha interessato tutte le comunità francescane del mondo. L’edificio in questione è, ovviamente, dedicato ai “Martiri di Marrakech”, ma chi sono e perché ci interessano? 

I martiri sono cinque e si chiamano Berardo, Ottone, Pietro, Adiuto e Accursio, ma sono meglio conosciuti come i “primi martiri francescani” o “protomartiri”.

Questi martiri rivestono un’importanza particolare per i francescani, tanto che il Serafico Patriarca quando apprese la notizia, esclamò: “Ora posso dire con sicurezza di avere cinque Frati minori”.

La vocazione del frate minore è quella della perfetta conformità a Gesù Cristo che, da vero amico, ha dato la vita per noi. La morte di questi frati, dunque, era la controprova dell’ardore con cui i primi compagni di san Francesco tenessero a questa identificazione.

Martirio, infatti, significa testimonianza, cioè affermazione soggettiva e oggettiva della fede. Soggettiva, perché con essa il martire testimonia la propria convinzione, che si identifica con la propria personalità, con la certezza che possiede e che non può in alcun modo tradire; e oggettiva, perché con questa affermazione il martire vuole annunciare Cristo, vuole dimostrare che Cristo è la verità, e che questa verità vale più della sua stessa vita; è al vertice di ciò che è, di ciò che preme, di ciò che salva. Diventa così motivo di credibilità e acquista fecondità missionaria: “il sangue dei cristiani è seme” (Tertulliano).

In effetti, il frutto più bello di questo “seme” non ha tardato a maturare.  Si tratta della vocazione francescana di Fernando, un giovane sacerdote portoghese che, commosso dalla testimonianza di questi religiosi, decise di lasciare tutto per seguire, sul loro esempio, Cristo più da vicino.

Sebbene desiderasse con tutto il cuore seguire l’esempio dei suoi confratelli, il Signore lo aveva destinato ad altro. Sarebbe diventato Sant'Antonio da Padova, il primo maestro di teologia dell'Ordine Francescano, inviato dallo stesso S. Francesco a predicare nel sud della Francia. Fu nominato dottore della Chiesa da Pio XII e, dopo otto secoli, è ancora uno dei santi più venerati al mondo. Una prova? A Padova, sua città d’adozione, è divenuto “il Santo” per eccellenza e nel mondo intero è difficile trovare una chiesa cattolica in cui non ci sia almeno una sua immagine esposta alla venerazione.

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