Spiritualità
I NOSTRI DUE PILASTRI
La nostra vita si fonda sulla compassione e sulla comunione fraterna.
Comunione senza compassione diventerebbe chiusura. Compassione senza comunione diventerebbe attivismo. Viviamo entrambe ogni giorno, come risposta al Vangelo, ispirandoci alla semplicità serafica di san Francesco
La compassione: soffrire-insieme
La parola com-passione significa letteralmente soffrire insieme. Da chi impariamo questo stile? Da Maria, ai piedi della Croce.
Il suo cuore è per questo raffigurato con sette spade conficcate, sovrastato da una fiamma d’amore: così l'abbiamo rappresentato anche nel nostro logo.
Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.
San Paolo
La compassione di Maria nella nostra vita di ogni giorno
Nella preghiera
Contempliamo Maria che nella sua vita, compatisce e si unisce alle sofferenze di suo Figlio e del prossimo. Ogni giorno, in comunità, recitiamo la Corona dei Sette Dolori, lasciandoci formare dalla sua materna compassione. Tutta la sua esistenza è stata segnata dalla sofferenza, vissuta nella piena fedeltà alla volontà di Dio. Il Vangelo descrive sette momenti di grande dolore che vengono commemorati nella Corona dei Sette Dolori. Contemplando i suoi dolori scopriamo come la sofferenza vissuta con Cristo non è mai inutile e può essere trasformata in amore.
Meditando i misteri dei Sette dolori, impariamo ad entrare nel cuore della Madre e ad unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo.

La Corona dei Sette dolori.
La Chiesa, fin dal Medioevo, ha raccolto nella pia pratica della Corona dell'Addolorata i sette momenti evangelici in cui Maria ha vissuto, con amore ostinato e fedele, la sofferenza accanto a suo Figlio:
- Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone
- Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe
- Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme
- Maria incontra Gesù sulla Via del Calvario
- Maria sta presso la Croce del Figlio
- Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla Croce
- Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della Risurrezione
Per ogni posta si recita un Padre nostro, 7 Ave Maria e un Gloria al Padre.
Nella preghiera
Dalla meditazione sgorga l’attività apostolica rivolta ai più bisognosi. Nelle case di riposo, nelle carceri, negli ospedali, nel distribuire cibo e abiti a chi ha bisogno: la compassione di Maria diventa presenza concreta accanto a chi soffre.
Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo.
San Paolo
Nel ministero del perdono e dell’ascolto
La compassione si estende anche alle povertà spirituali. I sacerdoti della nostra fraternità offrono il perdono di Dio ai penitenti con il sacramento della Riconciliazione. Non solo, sosteniamo i fedeli anche con:
- l'organizzazione di ritiri spirituali
- l'insegnamento e il consiglio
- l'accompagnamento spirituale
- le Sante Messe per i defunti
- la pastorale del lutto
La comunione fraterna
Se la compassione nasce dallo sguardo di Maria, la comunione nasce dal cuore di san Francesco.
La nostra comunione si realizza in un’intensa vita fraterna: condividiamo la casa, mettiamo in comune i beni, viviamo insieme la preghiera quotidiana e l’attività pastorale.
San Francesco è stato un uomo profondamente innamorato di Cristo Crocifisso, dell’Eucaristia, della Madonna e della Chiesa. La sua vita è stata un cammino di compassione crescente, conformandosi a Gesù, seguendo il Vangelo. «Voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8). E ha pregato perché fossimo una cosa sola (cfr. Gv 17,21).
La conversione: l'incontro con il Crocifisso
Il momento decisivo della vita di Francesco avviene davanti al Crocifisso di San Damiano. «Va', ripara la mia casa», gli dice il Signore. Da quel momento, scrivono le Fonti Francescane, si fissò nella sua anima la compassione del Crocifisso — un'unione con Cristo sofferente che lo accompagnerà fino alle stimmate ricevute alla Verna.
Francesco, va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.

La croce di san Francesco
Nel nostro logo, accanto al cuore trafitto di Nostra Signora dei Sette Dolori, abbiamo posto la croce della chartula: il foglietto autografo che Francesco scrisse per il suo amico frate Leone nel settembre del 1224, subito dopo la stigmatizzazione sul monte della Verna.
Su quel piccolo foglio - oggi custodito come reliquia preziosa nella Basilica di Assisi - Francesco tracciò le Lodi a Dio Altissimo e la benedizione a frate Leone, apponendovi il suo segno: il Tau, la lettera con cui era solito firmarsi, antica forma di croce e sigillo di tutta la sua vita.
Un amore particolare per i frati
Nel Testamento, san Francesco scrive con semplicità disarmante: «Il Signore mi diede dei frati». Non li considera una sua iniziativa, ma un dono, una grazia. I frati non sono semplici compagni di missione: sono partecipi della stessa promessa, della stessa eredità eterna. Camminano insieme verso Dio.
Per questo Francesco chiede loro di amarsi «come una madre ama e nutre il suo figlio». Un uomo del Medioevo che non teme di usare una categoria materna: perché non basta la disciplina, non basta l'obbedienza — occorre una carità che si prende cura. La fraternità è il luogo dove ciascuno viene accompagnato verso il cielo. Per questo Francesco insisteva sulla correzione fraterna fatta con misericordia, sulla condivisione dei beni, sulla compassione verso le fragilità. Anche quando era rigoroso nella povertà, diventava tenerissimo davanti a un frate malato o affaticato — perché l'amore non è solo spirituale: passa attraverso gesti concreti.
«E l’uno lavi i piedi all’altro»
San Francesco
Senti il desiderio di questa vocazione?
Entrare nella sofferenza degli altri, nello spirito di fraternità: la nostra vocazione nasce dall’incontro di questi due sguardi evangelici. Se senti il desiderio di qualcosa di più grande, non tenere questa domanda solo per te. Il discernimento non è una decisione improvvisa: è un cammino graduale, e siamo qui per percorrerlo con te.
Come capire se Dio ti sta chiamando?